
Dialogo tra due anime in cammino
Era un pomeriggio di marzo, uno di quelli in cui la luce sembra ancora incerta tra l’inverno e la primavera, e l’aria porta con sé l’odore tenue delle cose che cambiano senza clamore. Due figure camminavano a passo lento lungo un sentiero immerso nel verde spoglio. Non si erano date appuntamento. Si erano semplicemente incontrate, come accade a certi pensieri quando emergono insieme dalla stessa profondità.
Luce:
Strano come certi giorni portino con sé un senso di domanda, come se l’anima bussasse da dentro chiedendo di essere ascoltata.
Hai mai pensato che il dolore, quello che cerchiamo sempre di fuggire, possa essere in realtà un passaggio? Un’eco di qualcosa che ci trasforma?
Ombra:
Sì… ma spesso è più facile vedere solo la ferita, non il senso. E se fosse vero che tutto si trasforma lentamente, come l’acqua che scava la pietra? Forse forzare i tempi è proprio ciò che ci fa più male…
Luce:
Esattamente. C’era un pensiero che ho letto, antico ma vivo: il cambiamento non va affrettato, va compreso. Il male che abita in noi non va negato, ma conosciuto. È una parte del viaggio.
Ombra:
Non si tratta, quindi, di diventare qualcosa di diverso… ma di essere. Di abitare ogni istante con consapevolezza, anche quelli oscuri. Di comprendere invece di accumulare nozioni. Di vivere davvero, non solo sapere.
Luce:
E nel profondo… la volontà è ciò che ci dà potenza, ma è la comprensione che ci rende capaci di amare. Solo la consapevolezza ci guida verso la saggezza.
È un cammino fatto di scelte continue. E spesso scegliamo l’irreale, per paura del vuoto.
Ombra:
Sì, e proprio quelle scelte ci feriscono. Ma ci insegnano. Ci fanno capire cosa non siamo. E allora… iniziamo a riconoscere il Reale, quello che nutre davvero, da ciò che ci illude.
Luce:
Così, piano piano, impariamo a disciplinare i nostri desideri. Non più per punirci, ma per liberarci. Perché l’egoismo, in fondo, è solo un’ombra che ci separa da ciò che siamo davvero.
Ombra:
L’illusione nasce dal desiderio che cerca solo conforto. Ma il vero essere… non ha bisogno di consolazioni. Vive nella pienezza del momento, senza separazioni.
Luce:
Ma quando siamo immersi nella vita, spesso non vediamo nulla. Ci sembra solo fatica, dolore, rincorsa. La chiamiamo “infelicità” e la subiamo.
Ombra:
Poi arriva il tempo del silenzio, quando la corsa finisce. E allora sì, comprendiamo. Vediamo il disegno, riconosciamo il filo sottile che univa ogni esperienza. Scopriamo cosa era Karma, e cosa era illusione.
Luce:
E forse allora, solo allora, portiamo con noi il vero tesoro: l’esperienza vissuta, non solo ricordata. Il senso, finalmente rivelato.
Ombra:
E in quel momento… non siamo più né Luce né Ombra. Siamo soltanto ciò che sempre fummo: un Essere che si ricorda di sé.
Luce:
E se ciascuno di noi, uno alla volta, arrivasse a questa memoria… allora anche l’umanità potrebbe cambiare forma. Come un albero che rifiorisce dopo l’inverno, dopo tanto silenzio.
Ombra:
Non più popoli divisi, ma anime che si riconoscono. Non più guerre per ciò che non ci appartiene, ma pace nel sentire ciò che davvero siamo.
Forse è questa la vera rivoluzione: non fuori, ma dentro. Un’umanità che si salva risvegliandosi.
Luce:
Sì. Un’umanità nuova nascerà dal dolore che ha attraversato, dalle illusioni che ha lasciato andare. Sarà un’umanità non perfetta, ma consapevole. Non priva di ombre, ma capace di accoglierle.
Ombra:
E il mondo… il mondo finalmente smetterà di essere solo un luogo da abitare, e tornerà ad essere un tempio. Uno spazio sacro dove imparare, amare, creare. Insieme.
Luce:
Perché ogni essere umano che si risveglia… è una luce che si accende nel buio. E basta una sola luce, per cominciare a vedere.